FORMICA  

BIOLOGIA/ METODI DI LOTTA

Tra gli animali che si rinvengono più frequentemente negli ambienti antropizzati ci sono le formiche. La famiglia Formicidae fa parte dell'ordine Imenotteri  che include anche api e vespe ed è rappresentata da oltre 10000 specie viventi, tutte socialmente  progredite (eusociali), assegnate a più di 300 generi che a loro volta sono racchiusi in 11 sottofamiglie. I reperti fossili più antichi di formiche risalgono ad oltre 100 milioni di anni fa. Si ritiene comunemente  che gli imenotteri più strettamente imparentati con le formiche e da cui esse derivarono, sono parassitoidi "presociali" con femmine attere appartenenti alla famiglia  Tifiidi.

Nelle formiche come negli altri imenotteri sociali, la colonia viene fondata  generalmente da un solo individuo di sesso femminile, la "regina" precedentemente fecondato da uno o più maschi. Essa alla nascita è munita di ali e in primavera o in estate  abbandona il formicaio d'origine per partecipare al "volo nuziale" involandosi insieme ad un nutrito numero di altre regine e di maschi provenienti dal medesimo nido e da nidi vicini. Al termine della sciamatura i maschi, esaurito il compito riproduttivo, muoiono nel giro di pochi giorni a causa dei predatori o per inedia. Le femmine sopravvissute invece si liberano delle ali, munite di una linea di frattura alla base, e ognuna di esse si cerca o si scava un nascondiglio. Di lì a poco deporranno le prime uova da cui si schiuderanno larve che saranno nutrite dalla madre soprattutto grazie alla trasformazione in riserva alimentare degli ormai inutili muscolari. Al completamento della metamorfosi nasceranno le prime operaie che, come nelle api e nelle vespe, sono tutte femmine sterili. D'ora in avanti i compiti all'interno e all'esterno del formicaio saranno svolti dai rappresentanti di questa casta, mentre la regina resterà per vari anni l'unico riproduttore. In alcune specie accanto alle operaie si possono trovare dei soldati ( sempre femmine sterili) e ci può essere una serie completa di individui che vanno da alcuni piccoli e snelli (operaie minime)  ad altri grandi e robusti (soldati o, più correttamente operaie massime). Tale fenomeno prende il nome di " polimorfismo"; ma se mancano le forme intermedie si ha il "dimorfismo" nel quale operaie e soldati costituiscono  due caste vere e proprie nettamente separate morfologicamente.

Formiche urbane

Nei nostri climi mancano totalmente formiche in qualche modo pericolose per la loro puntura o morso che, se non sono inflitti da molti individui contemporaneamente, hanno solo un effetto locale molto ridotto sulla cute; questi insetti possono diventare invece nocivi qualora diventino inquilini delle  case o di altre costruzioni umane. Solo poche specie sono in grado di adattarsi all'ambiente urbano e meno ancora sono quelle che riescono a vivere e riprodursi all'interno delle abitazioni o di altri edifici. L'elevato grado di socialità delle formiche le rende particolarmente fastidiose in quanto esse hanno al capacità di organizzare vere e proprie razzie sulle fonti di cibo che più o meno occasionalmente si rendono disponibili. Le loro file, costituite  talvolta da parecchie centinaia o addirittura migliaia di operaie, si arrampicano  e si intrufolano ovunque per raggiungere rapidamente il bersaglio. In più, se provengono da ambienti inquinati, possono essere vettori di batteri patogeni.

Poche formiche sfruttano al massimo la vicinanza dell'uomo e sono ospiti abituali delle mura domestiche. Nelle nostre case ma anche in fabbriche, magazzini e ospedali, si incontrano essenzialmente Tetramoriumcaespitum, Lasius niger, Lasuis emarginatus, Pheidole pallidula, Iridomyrmex humilix e Monomorium pharonis. Si tratta di forme appartenenti a tre sottofamiglie differenti e a cinque generi distanti filogeneticamente. Mentre le prime quattro sono specie da sempre presenti nella fauna europea, le ultime  due vi si sono aggiunte inavvertitamente a causa degli scambi commerciali e risultano le più dannose. Sono accomunate tutte dal saper utilizzare le fonti di cibo più svariate, pur predilegendo alimenti più ricchi in zuccheri, da un'alta prolificità e da operaie di taglia compresa tra i 2 e i 3,5 mm. Sono in gradi di sfruttare molto bene i più piccoli spazi come crepe nei muri e fessure tra una piastrella e l'altra per stabilirvi le loro colonie. Lasius niger e Lasius emarginatus sono  specie quasi identiche morfologicamente, riconoscibili per la colorazione poichè il primo è tutto bruno scuro, mentre il secondo ha il torace rossiccio che contrasta col resto del corpo quasi nero. In natura si nutrono soprattutto  della "melata" degli afidi; nelle case ricercano in prevalenza zucchero, marmellata, miele ed altri cibi dolci. Tetramorium caespitum appena più piccolo e di colore scuro è molto  comune negli edifici ed è veramente onnivoro, si nutre anche di formaggio e di pane che in genere sono poco appetiti dalle altre specie.  Pheidole pallidula è una formica rossiccia ed è caratterizzata da uno spiccato dimorfismo in cui ad un gran numero di esili operaie si affiancano una piccola percentuale di soldati robusti e decisamente macrocefali. Non è molto frequente nelle abitazioni. Monomorium pharaonis o "formica del faraone" ha una colorazione gialla con banda addominale trasversale nera ed è piuttosto fastidioso come infestante. Esso è molto probabilmente originario dell'India; nei climi temperati vive esclusivamente in ambienti sufficientemente caldi anche d'inverno. Riesce a diffondersi in spazi estremamente ristretti e persino nei manici delle posate. Da una singola colonia se ne formano ben presto altre tramite un processo poco diffuso tra le formiche, la "gemmazione". Infatti le nuove regine vergini si accoppiano nel formicaio e, invece di sciamare allontanandosi il più possibile dal formicaio di partenza, si incamminano con un gruppo di operaie verso la prima cavità utilizzabile come nido. In questo modo al popolazione in un edificio raggiunge ben presto dimensioni considerevoli se non si provvede rapidamente alla disinfestazione. Iridomyrmex humilis è di colore bruno rossiccio. E' considerata giustamente un flagello ed è giunta in Italia all'inizio del secolo; benchè sia universalmente nota come "formica argentina" in realtà è stata importata dal Brasile. Si è acclimatata da noi ed è diventata un grosso problema come animale infestante soprattutto nelle città costiere. Inoltre è riuscita a far sparire specie concorrenti in natura alterando la composizione della fauna autoctona in alcune piccole isole lontane dalla sua terra di origine. Forma colonie che si  moltiplicano come quelle nella specie precedente, per gemmazione, con un altissimo numero di regine che in ambienti riscaldati depongono uova anche nei mesi invernali.

Le principali formiche che si possono rinvenire negli edifici:

1 Pheidole pallidula, soldato

2 Monomorium pharaonis, oparaia

3 Tetramorium caespitum, operaia

4 Iridomyrmex humilis, operaia

5 Lasius niger, operaia

PREVENZIONE E LOTTA

Per prevenire un'infestazione di formiche è indispensabile un'igiene accurata dei locali soprattutto dove c'è la possibilità di spargere involontariamente del cibo come nelle cucine o nelle industrie alimentari. Una minuscola briciola scoperta casualmente da un'operaia può indurre questi insetti a penetrare anche solo momentaneamente in una stanza. Inoltre qualsiasi piccolo interstizio nei muri o nei pavimenti può diventare dimora per una regina appena fecondata o per una colonia. In ogni caso, anche quando si arrivi ad una pulizia pressochè perfetta non si è mai sicuri di prevenire completamente un'infestazione soprattutto nel caso di Iridomymex humilis e di Monomorium pharaonis. I metodi per l'eliminazione delle formiche ad infestazione avvenuta sono tuttora perdite. Se le regine sono più di una, come avviene in Iridomyrmex humilis e Monomorium Pharaonis, il lavoro si complica notevolmente. Inizialmente si faceva uso di semplici esche zuccherine contenenti una piccolissima frazione di sali di arsenico.  Le operaie raccoglievano l'alimento trattato e lo diffondevano tramite "trofallassi"  (scambio di cibo rigurgitato tra gli individui della società) agli altri membri della comunità. Dopo il divieto d'uso dei potenti, ma pericolosi clororganici, attualmente si impiegano tecniche sempre più sofisticate in grado di fornire sovente buoni risultati anche nel caso in infestazione massiccia. Il principio dell'esca è ancora seguito con l'impiego di insetticidi ovviamente a concentrazioni tali da impedirne il riconoscimento da parte del sensibilissimo olfatto delle operaie. I risultati non sono sempre soddisfacenti se non si tiene conto del fatto che l'appetibilità dell'esca può essere inferiore a quella dell'alimento che le formiche trovano abitualmente: inoltre le esigenze dietetiche della colonia variano nel corso dell'anno in relazione a diversi fattori, come la produzione periodica di "riproduttori" (maschi e femmine alati). Uno degli insetticidi più efficaci nelle esche è un fosforganico di sintesi, di diazinone. Altri composti molto validi sono il carbannato propoxur, i piretroidi cyfluthrin e deltametrina e in particolare il fosforganico chlorpyrifos, tutti disponibili in commercio sotto varie denominazioni e formulazioni. Come è noto queste sostanze sono tossiche anche per l'uomo se non vengono impiegate coi dovuti accorgimenti. In special modo si deve tener presente che le formiche ricercano soprattutto particelle di alimenti, quindi bisogna evitare con cura la contaminazione del cibo con l'insetticida vistoche questo deve essere impiegato soprattutto nelle cucine e nelle industrie alimentari. Di conseguenza è bene evitare le polveri e gli spray che si diffondono facilmente nell'aria. Un campo ancora relativamente inesplorato è quello dei regolatori di crescita o insetticidi ormono simili, come il methoprene. Tali composti interferiscono sullo svolgimento regolare dello sviluppo metamorfico impedendo la trasformazione in insetto adulto. Come sempre è meglio tentare di prevenire l'arrivo delle formiche all'interno di un locale assicurandoci di non fornir loro qualche pretesto per farci visita, come lasciare resti di cibo a disposizione o non chiudere bene contenitori dove qualche operaia esploratrice può giungere del tutto inosservata per guidare successivamente una massiccia invasione delle sue sorelle. La lotta a questi insetti si presenta comunque difficile a causa della loro elevata socialità, profilicità e adattabilità; c'è inoltre da augurarsi che l'uomo non contribuisca involontariamente tramite il commercio, come purtroppo spesso succede, alla diffusione di specie tropicali che, sebbene apparentemente innocue nella loro regione di provenienza, si rivelano poi nemici da combattere particolarmente insidiosi nella nuova patria, richiedendo nuovi e notevoli sforzi per allontanare o circoscriverne la minaccia.