ZECCHE

SPECIE: Rhipicephalus spp

L'habitat preferenziale della zecca è la cuccia del cane o comunque le aree in cui i cani sono rinchiusi o tenuti a catena. La zecca tuttavia è in grado di colonizzare anche zone residenziali delle città dove può trovare nicchie sia all'interno che all'esterno delle abitazioni. In presenza di alte infestazioni è facile rinvenirla nelle crepe dei muri, fra le fessure dei marciapiedi, sotto i gradini e le scalinate, nei giardini o in ogni altro anfratto nelle vicinanze della dimora del cane. Le zecche sono parassiti esterni di mammiferi, uccelli, rettili e di alcuni anfibi. Il corpo è in genere rotondeggiante e sono dotate di quattro paia di zampe; sia il maschio che la femmina si nutrono di sangue. Vi sono due importanti famiglie di zecche: Ixodidae e Argasidae, conosciute comunemente con il nome di zecche dure e zecche molli.

Nelle zecche dure l'apparato boccale è proiettato in avanti ed è ben visibile dall'alto, l'addome è protetto da una sorta di scudo. Nelle zecche molli l'apparato boccale è sito sulla parte ventrale del corpo e non è visibile dall'alto, non presentano scudo sull'addome ed il loro tegumento è rugoroso. Le zecche sono diffuse ad ogni latitudine ed in ogni paese del mondo, molte specie sono velenose ed alcune possono provocare paralisi. Questi parassiti sono inoltre vettori di numerose pericolose malattie quali la febbre bottonosa, alcune forme di encefalite, il tifo, la tularemia, la febbre delle Montagne Rocciose, ecc. DIversamente da quanto avviene per le pulci, le zecche sono parassite ad ogni stadio del loro sviluppo e per portarlo a compimento necessitano di alimentarsi con il sangue delle vittime.

Esamineremo di seguito alcune specie diffuse in Italia.

La zecca del cane (Rhipicephalus sanguines) appartiene alla famiglia Ixodidae ed è quindi una zecca dura. E' particolarmente temibile non solo per il tormento che infligge agli animali parassitati ma, anche e soprattutto, per l'estensione delle infestazioni all'interno ed all'esterno delle abitazioni. La zecca femmina è normalmente lunga 4-5 mm, ma ingozzata nel sangue dell'ospite supera il centimetro ed assume il classico colore grigio bluastro. Una volta sazia si lascia cadere dal corpo del cane e cerca un posto riparato dove deporre le uova; allo scopo utilizza le crepe nei muri e nei pavimenti, le fessure dei battiscopa e dei rivestimenti, gli interstizi negli intonaci lesionati, ecc. In questi posti sicuri e tranquilli depone da 1000 a 3000 uova che si schiuderanno entro 10/60 giorni dando luogo a piccole e attive larve con 6 zampe. Queste si mettono alla ricerca di un cane e si nutrono del suo sangue per circe 3-6 giorni, quindi abbandonano l'ospite per rifugiarsi in un luogo riparato per trasformarsi in ninfe bruno rossastre con otto zampe. Questa trasformazione richiede un tempo variabile tra una e tre settimane, quindi la ninfa cerca un altro ospite, si sazia del suo sangue, lo abbandona ed in 12/19 giorni compie l'ultima muta per diventare zecca adulta. Le zecche adulte di ambedue i sessi, sono molto attive ed una volta trovato un cane vi si attaccano alimentandosi per un periodo che va da 6 a 50 giorni, quindi si staccano ed il ciclo ricomincia. Le zecche in ogni stadio del loro sviluppo possono resistere lungo tempo senza nutrirsi e sono in grado di avvertire l'approssimarsi di un possibile ospite, al che diventano molto attive e si pongono freneticamente all'opera.

Tra le zecche molli una certa importanza rivestono la zecca dei polli (Argas persicus) e la zecca dei piccioni (Argas reflexus) che infestano gli allevamenti di questi animali.

IL CICLO DI SVILUPPO

Il ciclo di sviluppo di Rhipicephalus sanguines è trifasico con durata media di 4-5 mesi. Lo sviluppo è rallentato o si arresta a temperature inferiori ai 18 °C. Nelle abitazioni di solito si registrano temperature di almeno 16-18 °C che permettono alla zecca di riprodursi, favorendo in tal modo la proliferazione di questa specie in ambienti domestici anche durante la stagione fredda. Nelle regioni temperate o temperate-fredde la zecca è endofila e quindi l'attività stagionale è relativamente indipendente dalle condizioni climatiche ambientali, anche se è ormai certo che essa va in diapausa durante i mesi più freddi. Da ciò deriva che la dinamica stagionale varia con la latitidine e con l'altitudine. Nelle condizioni climatiche gli adulti risultano attivi da marzo a settembre con un picco più alto in maggio e le ninfe da luglio ad ottobre con un picco più alto in agosto.

 

COMPORTAMENTO

La zecca è una specie monossena può quindi compiere tutto il ciclo di sviluppo su un solo ospite, soprattutto se questo è un animale domestico o comunque sinantropo. La presenza del cane è sufficiente per l'instaurazione di una infestazione; ninfe e adulti possono tollerare bassi tassi di umidità e temperature elevate in qualsiasi anfrattuosità. In mancanza di un'ospite, la zecca può resistere al digiuno per l'intera estate e l'autunno successivo per poi entrare in uno stato di quiescenza durante la stagione fredda. A questo particolare comportamento va aggiunto il fatto che la zecca del cane ricerca attivamente il suo ospite ed è in grado di raggiungerlo entro un ampio raggio, al contrario di molte altre specie di Ixodidi che di solito stazionano tra la vegetazione e foglie cadute sul terreno o tutt'al più si arrampicano sugli steli di erba aspettando l'ospite occasionale.

TRASMISSIONE DI AGENTI PATOGENI

La zecca ha un ruolo rilevante nella trasmissione di patogeni per l'uomo e l'animale. Tra le malattie trasmesse all'uomo, le rickettsiosi sono senz'altro un problema di sanità pubblica ed i recenti casi osservati in Italia, di cui alcuni con esito letale, rappresentano solo una punta di iceberg della diffusione in natura di questi aptogeni. Le rickettsiosi costituiscono un gruppo eterogeneo di infezioni sia dal punto di vista ecologico che epidemiologico e sono causate da batteri dei generi Rickettsia e Coxiella. In Italia la febbre bottonosa è quella di gran lunga più diffusa; la febbre Q viene segnalata sporadicamente.

Lotta alle zecche: l'importanza della cura dell'ambiente.

Nel lavoro del disinfestatore, le specie che più facilmente si incontrano sono la pulce del gatto (Ctenocephalides felis), la pulce del cane (Ctenocephalides canis) e la pulce dell'uomo (Pulex irritans).

Per affrontare con successo una infestazione da pulci non è sicuramente sufficiente trattare solo l'animale. Da quanto esposto sul ciclo biologico della pulce emerge infatti l'importanza di una particolare cura dell'ambiente accanto a quella dell'animale.

Fondamentale importanza riveste una buona igiene ambientale, con costante pulizia dei locali in cui l'animale domestico vive e si muove. E' necessario pertanto curare in modo particolare la toletta degli animali, effettuando magari opportune tosature e praticando frequenti bagni con shampoo a base di piretroidi. Buono è pure l'uso di collari a base di Diazinone od altri insetticidi. Importante è la pulizia radicale con l'uso anche di un buon aspirapolvere allo scopo di eliminare tutti i detriti organici e la polvere, potenziali nutrimento, come si è visto, per le larve e di aspirare uova, larve e pupe. I sacchetti devono poi venire bruciati o trattati con polveri insetticide. Massima deve essere inoltre l'igiene delle cucce che vanno lavate utilizzando detersivi energici ed acqua al alta temperatura; i giacigli devono inoltre essere periodicamente disinfettati utilizzando prodotti preferibilmente a base di piretro o di piretroidi.

Per la disinfestazione vera e propria di un ambiente frequentato dall'uomo e dagli animali, è di fondamentale importanza indirizzare la scelta verso prodotti i cui principi attivi associno all'elevata efficacia una ridotta tossicità ed inoltre vanno identificati ed esaminati tutti i possibili focolai di infestazione quali mostre delle porte, battiscopa, moquettes, parquets, divani, poltrone, letti, tappeti arrotolati, quadri, parti posteriori ed inferiori di comò, armadi mobili di cucina, orli e bordi di tendaggio, copritermosifoni, ripostigli, controsoffitti, pavimenti galleggianti, ecc.. Data la presenza di arredamento, è inoltre importante utilizzare un prodotto che non presenti il pericolo di macchiare le superfici con le quali viene a contatto. La tecnica di applicazione è molto importante per ottenere un risultato soddisfacente. Con il prodotto si devono trattare tutti gli anfratti che costituiscono i luoghi nei quali le pulci si sviluppano. Il mercato mette a disposizione prodotti per il trattamento dell'animale e prodotti per la disinfestazione dell'ambiente. Tra questi ultimi ve ne sono alcuni ad uso localizzato per cucce, lettini e giacigli degli animali ed altri specifici per trattare l'ambiente in modo globale. E' inoltre necessario provvedere alla disinfestazione anche di solai, cantine, boxes, seminterrati che, essendo spesso frequentati da gatti ed essendo difficile praticare un'accurata pulizia, possono rappresentare una fonte di infestazione. Esistono piccoli compressori con pistole a getto nebulizzato e sottile che sono in grado di distribuire uniformemente i prodotti nei luoghi più difficili senza provocare antiestetiche colature. Sulla moquette e sui tappeti si potranno utilizzare delle pompe manuali regolando il getto della lancia in modo tale che sia finemente nebulizzato ed uniformemente distribuito. In linea di massima un buon effetto residuale viene garantito da prodotti a base di Diazinone, Chlorpyrifos, Propoxur, Chlorpyrifos metil, Bendiocarb, Deltametrina.

E' opportuno comunque abbinare ai suddetti residuali anche prodotti a base di piretro naturale o piretroidi ad elevata azione abbattente, per stimolare l'attività motoria degli insetti grazie all'effetto irritante e snidante che posseggono queste sostanze, Per raggiungere gli infestanti in luoghi particolarmente riposti o laddove non si possono applicare gli insetticidi liquidi, si potrà fare ricorso a nebulizzatori ad ultra basso volume ed a piccoli termonebbiogeni; questo tipo di intervento, nel caso specifico, ha comunque una azione di "rifinitura" e da solo non garantisce effetti completi e durevoli.