TAFANI  

BIOLOGIA/ METODIA:

L'immagine più diffusa è quella di grosse mosche assetate di sangue, capaci di colpire sia l'uomo sia gli animali domestici, numerose soprattutto nei pascoli assolati del nostro e di altri Paesi. Non è tutto vero ... ma quasi. I tafani infatti, di cui stiamo parlando, sono sì ditteri ematofagi, appartenenti però alla famiglia dei Tabanidae e non a quella dei Muscidae. L'importanza economica che rivestono in Italia, fortunatamente non paragonabile a quella di altri Paesi, riguarda sia gli attacchi nei confronti degli animali domestici sia quelli nei confronti dell'uomo che in certi particolari ambienti finiscono con il rappresentare "un fattore decisamente negativo nei riguardi dell'industria turistica".

L'attacco all'uomo, infatti, oltre a significare come è ovvio, un prelievo (a volte considerevole) di sangue, con l'introduzione di saliva nella ferita provoca fastidiose reazioni locali, rappresentate da un gonfiore irritante che in  genere dura 3/4 ore ma in alcuni soggetti si protrae per 10/15 ore, quando non addirittura di più. Senza contare il ruolo giocato dai tafani nella trasmissione di diverse malattie, di cui soprattutto la tularemia e l'antrace compatibili con le condizioni epidemologiche europee. Lungo anche ò'elenco di quelle trasmesse agli animali: bovini, equini, suini, cani ma anche cammelli, elefanti, scimmie, pipistrelli, zebre, impala, bufali e uccelli selvatici, i cui agenti eziologici vanno ricercati in massima parte tra nematodi, flagellati e batteri. Per noi europei, evidentemente, gli attacchi più temibili riguardano il bestiame, specialmente suini e bovini, da carne a latte. Le punture dei tafani, infatti, oltre a indurre effetti secondari simili a quelli visti nell'uomo e a rappresentare con le piccole ferite aperte possibili vie di "ingresso" per altri insetti volanti, disturbano gli animali finendo con il bloccare o il ridurre gli incrementi ponderalinei capi da carne e la produzione di latte negli altri. A questo proposito nel corso di forti infestazioni sono state osservate preoccupanti diminuzioni nella produzione di latte, con decrementi medi dell'11-15%, superiori al 25% in alcune arre particolari e là, dove la stabulazione era libera, vicini al 40%.  Una, come si è detto, la famiglia di appartenenza, numerose le specie (di generi differenti) con caratteristiche morfologiche e biologiche sostanzialmente simili.

L'inverno è trascorso come le larve quasi mature nel terreno fangoso, vicino a pozzanghere o invasi; con il sopraggiungere della primavera le larve, completato lo sviluppo, si impupano spostandosi in aree più asciutte. lo sfarfallamento, strettamente legato alla temperatura del terreno, ha inizio in marzo-aprile nelle regioni  calde del sud dell'Europa, nella seconda metà di Maggio o ai primi di giugno nell'Europa centrale mentre nella tundra o in alta montagna le prime specie compaiono soltanto intorno alla metà di luglio.